Nel quarto appuntamento della rubrica dedicata ai TopAdvisors, ideata e curata dal nostro direttore Giovanni Perilli, a prendere eccezionalmente il suo posto alla conduzione è Umberto Ostieri, avvocato e responsabile del team Crisi Fiscale d’Impresa, nonché primo professionista ad aver inaugurato questo progetto. Protagonista di questa intervista è Eduardo Savarese, magistrato, docente di Diritto Internazionale, scrittore e oggi Of-Counsel di Grimaldi Alliance. Una personalità che incarna in modo esemplare la multidimensionalità, capace di coniugare con autenticità rigore giuridico e profonda sensibilità umana.
Come per ogni intervista sviluppata attorno al nucleo dei “TopAdvisors”, anche in questo appuntamento, l’obiettivo è quello di tracciare un orizzonte che vada oltre la semplice narrazione del percorso, con il fine di esplorare anche la sfera più umana e profonda di chi esercita la professione.
Questa conversazione, infatti, non è soltanto un incontro a stampo prettamente istituzionale, ma un viaggio nella complessità di una figura che ha saputo affrontare esperienze personali e professionali con un’attitudine che, in modo oculato, ha attinto sia al sapere che all’empatia.
Diritto e coscienza: una visione ampia della giurisdizione
La lunga carriera nei ranghi della magistratura ha sicuramente contribuito a fornire a Eduardo Savarese una struttura professionale solida e scrupolosa, tuttavia, è nell’approccio personale e nel senso etico con cui ha interpretato quel ruolo che si percepisce un’impronta distinta.
La sua esperienza, infatti, non si è mai esaurita nel tecnicismo; al contrario, ha costantemente integrato un ascolto attento della componente umana dei casi trattati, grazie a una tensione verso la giustizia capace di considerare le esigenze delle persone prima delle norme da applicare. Il suo attuale incarico in veste di consulente riflette proprio una filosofia all’insegna di una grande efficienza umana ancor più che tecnica.
Proseguendo su questa linea, emerge la consapevolezza che la consulenza, ad oggi, debba essere esercitata con più sensibilità, adattandosi alle molteplici sfumature dei percorsi imprenditoriali, senza però mai perdere di vista l’uomo dietro al professionista.
Dal giudizio all’ascolto: la nuova prospettiva del consulente
La transizione da giudice a consulente ha rappresentato per Savarese non solo un cambiamento professionale, ma un nuovo modo di rapportarsi alle storie altrui: da terzo imparziale a parte attiva, oggi il suo ruolo implica un coinvolgimento creativo, che si traduce in un supporto concreto nella costruzione delle soluzioni. Tale passaggio, estremamente significativo, impone di accogliere l’altro con apertura, favorendo uno scambio in cui il racconto personale possa fungere da chiave di lettura interessante nelle analisi aziendali.
In questo nuovo scenario, l’ascolto si impersonifica nel tanto delicato quanto interessante ruolo di “job analyst” : raccogliere le narrazioni degli imprenditori significa, infatti, comprendere da dove si viene, cosa si è perso e quali lezioni si sono apprese lungo il cammino.
Fragilità e forza: quando l’umano supera il professionale
La riflessione sull’ascolto si infittisce ulteriormente nei momenti in cui Savarese ripercorre esperienze toccanti legate alla malattia, alla disabilità e all’accompagnamento al fine vita. Il contatto prolungato con la vulnerabilità altrui ha alimentato in lui un senso di empatia profondo, che sfrutta come strumento prezioso nella sua quotidianità. In un’epoca che tende a esaltare l’efficienza, riaffermare il valore della fragilità come matrice di consapevolezza e umanità diviene un gesto di straordinaria forza.
Distaccandosi da ogni retorica, Eduardo condivide l’esperienza del lutto vissuta durante la malattia della madre. Un punto nevralgico che ha marchiato la sua vita e da cui, tuttavia, è scaturita una nuova consapevolezza: la possibilità di riconciliarsi con i luoghi del passato, con la memoria affettiva, e con le parti più vulnerabili di sé. È in questa accettazione e gestione del dolore che si radica una forza silenziosa, in grado, anche in questo caso, di aprire nuove vie all’ascolto e alla presenza autentica verso l’altro.
Esperienza, ascolto, trasformazione
La convivenza forzata con la sofferenza trasforma, secondo Savarese, il modo in cui una persona concepisce la propria professione. Sulla base di questa tesi, Eduardo sostiene che tutte le esperienze, personali e lavorative, agevolano lo sviluppo di una maggiore capacità di ascolto e un approccio più autentico all’assistenza, non solo in ambito legale, ma in qualsiasi contesto umano. Reso in sintesi:
- L’ascolto attivo diventa mezzo per individuare soluzioni già nelle parole di chi chiede aiuto.
- L’empatia è vista come un potente strumento diagnostico.
- La fragilità non indebolisce: affina lo sguardo, rende più attenti e profondi.
- L’umanità, integrata alla tecnica, restituisce senso e qualità al lavoro.
Insegnare come vocazione: l’università come spazio di dono
A questa attitudine al servizio si lega anche il ruolo di Eduardo come docente universitario di Diritto Internazionale. L’insegnamento, per lui, non è mai stato solo trasmissione di contenuti, ma un vero e proprio atto vocazionale, un gesto di restituzione e apertura verso le nuove generazioni. Mettersi a disposizione degli studenti significa accogliere domande, condividere esperienza, ma anche continuare a imparare. In quest’ottica, l’aula può trasformarsi in uno spazio di reciprocità e crescita collettiva.
Ed è proprio questa la visione che nutre ed arricchisce ogni ambito della sua vita: il sapere come ponte, il linguaggio come contatto, il ruolo come possibilità di dialogo.
Le radici, la memoria e la rinascita
Il legame con la Grecia, in particolare con Creta, è un altro elemento che definisce l’identità di Eduardo Savarese. La Terra Ellenica è molto più di un’eredità familiare: è una culla affettiva, un punto d’origine e insieme di ritorno, che conserva intatta la bellezza dell’ospitalità e della semplicità. Come accade anche per Vico Equense, sua città natale, i luoghi diventano custodi dell’anima, rifugi dove ritrovare sé stessi e rinfrescare le proprie energie.
Questi ritorni non hanno il sapore della nostalgia, ma il potere della rigenerazione: diventano appigli solidi, capaci di offrirgli equilibrio anche nei momenti in cui il presente si fa complesso e precario. È da lì che si può trovare nuova forza, per ricominciare ancora una volta.
Procedere senza paura
Nel tratto conclusivo dell’intervista, Eduardo Savarese restituisce una frase che sente come guida profonda del proprio percorso: “Dobbiamo andare avanti e non dobbiamo avere paura.” È una citazione di Papa Leone XIV che per lui assume un significato esistenziale concreto, un invito ad attraversare i momenti complessi della vita con coraggio e in modo propositivo.
In un tempo in cui il timore del cambiamento rischia di cristallizzarci, Savarese propone un cammino che metta al centro l’altruismo, la coscienza e una disponibilità autentica a incontrare l’altro.
Conclusione: una visione che unisce etica e vita
Dall’intervista emerge un ritratto profondo e articolato di Eduardo Savarese: una figura che, attraverso i diversi ambiti del proprio impegno, dalla magistratura all’insegnamento, dalla scrittura alla consulenza, ha saputo dare forma a un’idea di professione orientata alla presenza, all’ascolto e alla responsabilità.
Le sue esperienze, anche le più complesse, offrono un terreno fertile da cui far emergere nuove consapevolezze, capaci di orientare l’agire professionale verso un impatto umano più profondo e significativo.
L’intervista completa di Eduardo è disponibile sul canale YouTube di TopAdvisors. Un contenuto che merita di essere ascoltato con attenzione per la ricchezza di prospettive che offre, sia sul piano personale che professionale.
