Allarme CNA: con lo stop and go del Superbonus 33mila imprese artigiane sono a rischio fallimento

di Lodovico Poschi Meuron
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CNA lancia l’allarme superbonus: 33mila imprese artigiane della filiera edilizia sono a rischio fallimento. 

Questo il preoccupante risultato di una recente indagine condotta dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa).

Il dato che emerge è catastrofico, per due motivi.

Il primo è che stiamo parlando di un quinto delle circa 160mila PMI.

Cioè società di capitale che – impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro – rientrano in questa definizione.

Ma soprattutto, secondo le stime di CNA, si va incontro ad una vera e propria emergenza sociale perché si calcola che andrebbero in fumo 150mila posti di lavoro. 

Il fallimento del superbonus 110%: un corto circuito che ora mette paura 

Ma chi e cosa sarebbe responsabile di questo disastro?

Sul banco degli imputati finisce il tanto discusso superbonus 110%, e più precisamente i tanti tira e molla che ne hanno contraddistinto un percorso lastricato di difficoltà e che non a caso ha costretto il governo a intervenire più volte.

Secondo l’indagine di CNA, le imprese hanno riconosciuti sconti in fattura senza vederli monetizzati. Vale a dire hanno lavorato gratis.

Tanto che quasi un’impresa su due sta pagando i fornitori in ritardo, il 30,6% rinvia le tasse e le imposte e una su cinque non riesce a pagare i propri collaboratori.

Una situazione drammatica e che rischia di non trovare una via d’uscita.

In mezzo ad una vera e propria tempesta, ulteriormente aggravata dagli effetti della guerra in Ucraina, le aziende si ritrovano senza la necessaria liquidità per far fronte agli impegni.

E, dall’altra parte, gli intermediari finanziari hanno iniziato a bloccare gli acquisti.

Ad oggi, i crediti in attesa di accettazione superano i 5 miliardi, di cui circa 4 miliardi si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura.

CNA lancia l’appello al Governo che, dopo essere intervenuto già 4 volte, prima incentivando e poi mettendo paletti più severi al superbonus, adesso deve nuovamente intervenire per scongiurare una gravissima crisi economica e sociale.

Superbonus, un grande pasticcio che ha alimentato confusione e incertezza

Insomma, il superbonus 110% è un gran pasticcio. Da una lato ha rimesso in moto un settore, quello dell’edilizia, che stava segnando il passo da tempo.

Dall’altro, però, si è portato dietro una serie di provvedimenti normativi che hanno alimentato la confusione e l’incertezza degli intermediari.

Secondo CNA, il 47,2% delle imprese dichiara di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti mentre il 34,4% lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi.

Una delle critiche principali mosse al superbonus 110% è il fattore “truffa”, quello che avrebbe creato un giro di 4,4 miliardi di euro rubati allo Stato.

In realtà – secondo Lavori Pubblici, una rivista di informazione tecnica per l’edilizia – le truffe sono state pochissime.

Su oltre 13 miliardi di spese per interventi di riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico che accedono al superbonus meno dell’1%.

Un’altra delle critiche, anch’essa smentita dai dati, è stata la dichiarazione del Premier Mario Draghi al Parlamento europeo.

Draghi ha affermato che il superbonus ha un costo di efficientamento energetico triplicato, mentre le organizzazioni di categoria parlano di prezzi aumentati del 50-60% per cause globali, non in riferimento al bonus.

Tanto che l’Europa ha indicato il modello del superbonus 110% come virtuoso per la transizione ecologica.

La conclusione a cui giunge CNA è che il bonus dell’edilizia ha offerto un contributo rilevante al rimbalzo del Pil.

E poi, che il mancato avvio di nuovi cantieri e la chiusura di quelli già attivi potrebbe avere conseguenze economiche e sociali gravi.

Il debito fiscale, una montagna che diventa sempre più alta 

Il pasticcio del Superbonus si inserisce in un quadro generale già di per sé drammatico e apre scenari apocalittici per il settore delle PMI.

La mancanza di liquidità comincia ad essere una zavorra pesantissima per gli imprenditori, costretti in molti casi a saltare i pagamenti di carattere fiscale e accumulando quindi debiti verso l’erario.

Un enorme problema per lo Stato, che vede ingigantire sempre più il suo magazzino di crediti fiscali, ma anche per le imprese.

E non sembra, come abbiamo visto, che le rottamazioni siano lo strumento adatto a risolvere.

Sembra di vedere un gatto che si morde la coda.

Gli imprenditori non hanno soldi per far fronte ai loro debiti col Fisco e il Fisco continua inesorabile a inviare cartelle e avvisi di accertamento (cosa succede se non me ne occupo).

Anche in presenza di debiti pregressi che ancora devono essere saldati.

Allora cosa fare?

Ricorrere al contenzioso, laddove esistono le condizioni.

E, in caso di crisi fiscale d’impresa, ai nuovissimi strumenti contenuti all’interno del nuovo Codice della Crisi che dovrebbe trovare la sua luce definitiva il prossimo 15 luglio.

Questi è ciò che l’imprenditore può mettere in campo per gestire e risolvere i suoi guai di natura fiscale e ripartire senza più il peso dei propri debiti.

 

Photo: Pexels / Los Muertos Crew

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